Catasto

Planimetria catastale difforme: cosa fare prima del rogito

planimetria catastale difforme

Se la planimetria catastale depositata non corrisponde allo stato reale dell’immobile, il rogito può essere bloccato dal notaio. Dal 2010, infatti, l’articolo 29 comma 1-bis della legge 52/1985 impone al venditore di dichiarare in atto la conformità oggettiva dei dati catastali e della planimetria allo stato di fatto. Senza questa dichiarazione, confermata anche da un tecnico abilitato quando necessario, l’atto è nullo.

La difformità non blocca per forza la vendita, ma va individuata e sanata prima del rogito con una variazione catastale (DOCFA) ed eventualmente con una pratica edilizia in Comune. Vediamo come procedere.

Come scoprire se la planimetria è difforme

Il primo passo è richiedere la planimetria catastale aggiornata e confrontarla con lo stato reale dell’immobile. La planimetria mostra la disposizione dei locali, le destinazioni d’uso (cucina, bagno, camera), le superfici e l’altezza interna.

Le difformità più frequenti riguardano:

  • spostamento o eliminazione di tramezzi interni;
  • trasformazione di un ripostiglio in bagno o viceversa;
  • chiusura o apertura di porte e finestre;
  • frazionamento o fusione di due unità;
  • veranda o balcone chiuso non riportati;
  • soppalchi realizzati e mai dichiarati.

La planimetria può essere richiesta solo dall’intestatario catastale o da un suo delegato con documento d’identità. Se la verifica riguarda un immobile che si intende acquistare, va chiesta al venditore o a un tecnico incaricato.

Difformità catastale e difformità urbanistica

Attenzione a non confondere i due piani. La difformità catastale riguarda il dato depositato al Catasto e si corregge con un DOCFA. La difformità urbanistica riguarda invece la mancanza di un titolo edilizio (SCIA, permesso di costruire) per le opere eseguite e si sana con una pratica in Comune, quando è ammessa. Aggiornare la planimetria al Catasto non sana l’eventuale abuso edilizio sottostante: sono due procedure distinte e vanno gestite entrambe.

I rischi al momento del rogito

Il notaio è tenuto a chiedere al venditore la dichiarazione di conformità. Se le difformità sono rilevanti e non sono state sanate, le conseguenze pratiche sono:

  • rogito sospeso finché il venditore non presenta la variazione catastale;
  • richiesta di una relazione tecnica integrativa firmata da un geometra, architetto o ingegnere abilitato;
  • rinegoziazione del prezzo o rinuncia all’acquisto da parte del compratore;
  • problemi con la banca mutuante, che spesso richiede conformità piena prima di erogare il mutuo.

Le difformità minime e non incidenti sulla rendita (per esempio piccoli spostamenti di arredi fissi) in alcuni casi non richiedono aggiornamento, ma la valutazione spetta al tecnico, non alle parti.

Come si regolarizza: la pratica DOCFA

La variazione catastale si presenta tramite DOCFA (Documenti Catasto Fabbricati), la procedura telematica che si inoltra all’Agenzia delle Entrate – Catasto. Deve essere redatta da un tecnico abilitato iscritto all’albo (geometra, architetto, ingegnere, perito edile).

Il flusso tipico è:

  1. Sopralluogo e rilievo dello stato attuale.
  2. Confronto con la planimetria depositata e con i titoli edilizi disponibili.
  3. Verifica dell’eventuale necessità di una pratica edilizia in Comune (SCIA, CILA, sanatoria).
  4. Redazione del DOCFA con nuova planimetria, calcolo delle superfici e proposta di rendita.
  5. Invio telematico e pagamento dei tributi dovuti.

Tempi e costi indicativi

I tempi dipendono dalla complessità e dall’eventuale pratica urbanistica collegata. In genere, per una sola variazione catastale senza abusi edilizi, si parla di una o due settimane dal sopralluogo alla registrazione. Se serve anche una sanatoria edilizia, i tempi del Comune possono allungarsi di mesi.

I costi comprendono:

  • onorario del tecnico, variabile in base alla città e alla complessità;
  • tributi catastali per la presentazione del DOCFA (importo fisso definito dall’Agenzia delle Entrate);
  • eventuali oneri comunali e sanzioni se è richiesta una sanatoria edilizia (importi che possono essere significativi).

Non pubblichiamo cifre specifiche perché variano caso per caso: chiedi un preventivo scritto al tecnico dopo il sopralluogo.

Chi paga la regolarizzazione

La legge pone l’obbligo di conformità in capo al venditore, quindi di norma la spesa è a suo carico. Nulla vieta però di concordare diversamente nel preliminare: in alcuni casi l’acquirente accetta di farsene carico in cambio di uno sconto sul prezzo. L’accordo va messo per iscritto nel compromesso, insieme a un termine entro cui completare la pratica prima del rogito.

Cosa fare in pratica, passo per passo

  1. Prima della proposta d’acquisto: chiedi al venditore la planimetria catastale aggiornata e confrontala, se possibile con un tecnico di fiducia, con l’immobile.
  2. Nel preliminare: inserisci una clausola che vincoli il venditore a consegnare l’immobile con conformità catastale e urbanistica entro una data certa.
  3. Se emergono difformità: fai valutare al tecnico se basta un DOCFA o serve anche una pratica edilizia.
  4. Prima del rogito: verifica che la nuova planimetria sia stata registrata e scarica una visura aggiornata per controllare i dati.

Per il controllo finale può essere utile anche la visura catastale, che riporta rendita, categoria e identificativi aggiornati, e la visura catastale storica, utile per ricostruire le variazioni avvenute negli anni e capire se la planimetria attuale è davvero l’ultima registrata.

Fonti e aggiornamento

  • Legge 27 febbraio 1985, n. 52, art. 29 comma 1-bis (introdotto dal D.L. 78/2010).
  • Agenzia delle Entrate – Area Catasto, documentazione DOCFA e servizi al cittadino.